Per raggiungere la pace «è necessario educare le giovani generazioni e fare in modo che le vecchie generazioni riconoscano gli errori e le atrocità commesse in guerra», secondo Marko Marinčič, assessore alla Pace della Provincia di Gorizia, capofila del progetto “Dialoghi per la pace”, che coinvolge anche la Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Venezia, il Comune di Padova e l’Associazione per la Pace.
L’incontro di ieri è servito a presentare i primi risultati dell’iniziativa volta alla costruzione della pace nella cittadina kossovara di Mitrovica, dove dal 2004 manca il dialogo e la collaborazione pacifica tra le etnie albanesi, serbe, ashkali, egizie, rom, gorane, bosniache, turche e croate.
A Mitrovica gli ostacoli alla pace sono tanti: l’altissima presenza di sfollati interni, l’alto tasso di disoccupazione, la presenza militare internazionale e il limitato accesso ai servizi pubblici (sanità, istruzione) e ai beni di prima necessità (acqua ed elettricità) che aggravano le situazioni conflittuali già presenti nel lungo processo di pacificazione e ricostruzione.
Il progetto ha quindi cercato di offrire opportunità di dialogo interculturale coinvolgendo tre scuole del luogo: quella dell’enclave serba di Gojbulja, una scuola della minoranza albanese, che però vive nella parte serba della città, e infine la scuola della comunità Rom, che, dopo il recente conflitto, vive relegata in una caserma abbandonata.
«Non è facile perseguire certi obiettivi e la promozione della pace, da sola, purtroppo non è sufficiente», ha aggiunto l’assessore Marinčič.
Della stessa idea è l’europarlamentare Luisa Morgantini, impegnata da sempre nelle iniziative a favore della pace, che nella nota rilasciata in occasione della conferenza ha dichiarato: «In Kosovo la soluzione sembra oggi parlare di pace solo in termini di separazione, mentre non possiamo considerare la pace come semplice assenza di guerra».
«La cultura della pace, prosegue la nota, dovrebbe essere promossa secondo l’approccio della cooperazione decentrata che si attua attraverso una condivisione di responsabilità e competenze. Una democrazia dal basso dove gli attori della ricostruzione e dello sviluppo, della cultura della cooperazione e della pace sono i movimenti, gli attori non statali, le ONG e gli enti territoriali. Bisogna che l’Europa inizi a parlare con una sola voce per collaborare a livello non puramente economico».
L’iniziativa “Kosovo: una pace possibile?” proseguirà domani con due incontri in altrettante scuole superiori di Gorizia e Monfalcone.
Infatti, il Liceo scientifico “Buonarroti” di Monfalcone e l’Istituto d’arte “Max Fabiani” di Gorizia ospiteranno Monica D’Angelo e Gianmarco Pisa, rispettivamente coordinatrice e operatore in loco del progetto “Dialoghi di pace”, assieme a Advije Jashanica di Association for Peace Kosov@, partner locale del progetto, e Vuceta Milenkovic, preside della scuola primaria dell’enclave serba di Gojbulja che è stata coinvolta nel progetto stesso.
Gli incontri sono volti in primo luogo a informare e a sensibilizzare gli studenti italiani sulle tematiche legate alla pace, al dialogo e alla convivenza interculturale. In queste occasioni verrà proiettato il filmato “Mitrovica/ë: città divisa”, girato nel dicembre del 2006 in occasione dei laboratori artistici svolti nelle scuole della città di Mitrovica.
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